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Il ruolo del Fisioterapista nella Prevenzione e nella cura della PLAGIOCEFALIA

Aggiornato il: nov 11

  1. Introduzione

  2. Definizione

  3. Cenni anatomici della testa del neonato

  4. Eziologia

  5. Possibili complicanze

  6. Prevenzione e trattamento

  7. Consultorio familiare



1. Introduzione


Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento a livello internazionale dei casi di plagiocefalia posizionale. L'aumento dei casi sembra essere direttamente in relazione alle indicazioni date dall’AAP nel 1992, nelle quali si raccomandava di mettere i bambini a dormire in posizione supina, posizione di sicurezza per prevenire la SIDS.

L'applicazione di questa informazione ha permesso la riduzione del numero di SIDS del 40%, per cui è un indicazione che ancora oggi deve essere assolutamente seguita.

Il problema è che in seguito non fu promossa una campagna efficace per quanto riguarda il “tummy time”, cioè il tempo che il bambino durante la veglia passa in posizione prona.

Il concetto del “tummy time” racchiude in se il senso dell’importanza dell’igiene posturale come metodo di prevenzione per la plagiocefalia.

Ad oggi non esistono ancora linee guida né sulla diagnosi né sul trattamento della plagiocefalia. All’estero negli ultimi anni si sta sviluppando l’interesse per la prevenzione della plagiocefalia. Obiettivo è cercare di sensibilizzare i genitori e gli stessi medici al problema, sia per cercare di intervenire in modo efficace sulla problematica, sia per cercare di contenere le spese del sistema sanitario nazionale . Di fatto, la plagiocefalia se presa per tempo e trattata nel modo corretto è una problematica che risulta facilmente risolvibile nella maggior parte dei casi.

Da recenti studi si evince che con semplici indicazioni sulla problematica e la conoscenza di semplici accorgimenti, si possano creare genitori più attenti e consapevoli delle risorse che da subito possono mettere in campo per gestire in modo corretto l’igiene posturale del neonato durante i diversi momenti della giornata.

Sensibilizzando la popolazione al problema si ottengono genitori più attenti alla possibile presenza di deformazione cranica, che comporta una maggior sollecitazione del personale sanitario a una diagnosi precoce.

2. Definizione


La plagiocefalia (dal greco plagios=obliquo e kefalè=testa; in inglese “twisted skul”) è una deformazione del cranio che si osserva nel neonato e nel lattante, dove la testa non possiede più una forma regolare.

Queste deformazioni si presentano come appiattimento del capo, asimmetrie del volto e della volta cranica. Ciò accade poiché le ossa del cranio del lattante risultano essere estremamente plastiche nei primi mesi di vita.

In realtà il termine plagiocefalia viene usato per descrivere qualsiasi asimmetria della forma del cranio, per questo risulta essere fondamentale fare una distinzione tra la plagiocefalia sinestosica e plagiocefalia non sinestosica.

La prima è dovuta alla chiusura prematura delle suture craniche e risulta essere una condizione rara (1:2000 nati vivi); la seconda è dovuta a forze esterne che possono agire in ambito intrauterino e/o dopo la nascita, e che impediscono alle ossa craniche di crescere in modo armonico.

La plagiocefalia non sinestosica, detta plagiocefalia posizionale, si differenzia in base alla zona che subisce la compressione esterna. Per cui si distinguono la plagiocefalia frontale o anteriore e occipitale o posteriore; di quest’ultima si distingue una forma laterale (su un solo lato dell’occipite) e una brachi cefalica (bilateralmente dell’occipite).

La forma più comune di plagiocefalia è quella occipitale, che ha visto un notevole aumento della casistica dopo che è stata data l’indicazione sul mantenimento della posizione supina durante il sonno per prevenire la SIDS.



Classificazione Plagiocefalia secondo Argenta


immagini tratte da "The flyng Publisher Guide to La plagiocefalia posizionale"; F.P.Meraiglia, Villani, Brunati et all.


3. Cenni anatomici della testa del neonato

Il cranio è suddiviso in neurocranio e splancnocranio. Il neurocranio comprende 8 ossa che sono: l'osso frontale, le due ossa parietali, l'osso sfenoide, l'osso etmoide, le due ossa temporali e l'occipitale. Separate tra loro dalle articolazioni fibrose note come suture craniche, queste ossa sono disposte in maniera tale da formare la cosiddetta volta cranica, in cui risiede l'encefalo, e la cosiddetta base del cranio, che ospita l'organo dell'udito e funge da sostegno della sovrastante volta cranica. Le suture craniche sono le linee di giunzione articolare presenti tra le varie ossa del neurocranio. Nei neonati e fino a una certa età, le suture craniche sono strutture dotate di una moderata flessibilità; tale flessibilità serve al neurocranio per adattarsi ai processi di ingrandimento e sviluppo dell'encefalo, tipici della giovane età. Nel cranio di un neonato, le fontanelle sono in tutto 6:

  • La fontanella posteriore;

  • La fontanella anteriore;

  • Le due fontanelle sfenoidali (o fontanelle antero-laterali);

  • Le due fontanelle mastoidee (o fontanelle postero-laterali).

Come affermato in precedenza, le fontanelle sono spazi caratteristici del cranio del neonato; questo implica che, con la crescita, scompaiono o, meglio, sono oggetto di un processo fisiologico tale per cui, al posto della membrana molle costituente, si forma tessuto osseo (processo di ossificazione o chiusura delle fontanelle). Il processo di ossificazione delle fontanelle avviene:

  • Attorno al II-III mese di vita, per la fontanella posteriore;

  • Attorno al 18esimo mese di vita, per la fontanella anteriore;

  • Attorno al VI mese di vita, per la fontanella sfenoidale;

  • Tra il VI e il 18esimo mese di vita, la fontanella mastoidea.

Le fontanelle e le suture permettono al cranio una plasmabilità importante, necessaria in due momenti fondamentali per la vita: il parto e nei primi mesi di vita.

Durante il parto le fontanelle e le strutture cartilaginee della testa garantiscono alla testa del neonato di adattarsi al canale del parto; nei primi mesi di vita le fontanelle e tutta la plasticità del cranio non ancora ossificato, permettono al neurocranio l'accrescimento e sviluppo dell'encefalo.

Lo splancnocranio è composto da 14 ossa, che formano la faccia. Al momento della nascita solo la mandibola è costituita da tessuto osseo ed è l' unica articolazione mobile del cranio.

4. Eziologia

Le ossa della volta cranica del feto e del lattante possiedono un elevata proprietà plastica del tessuto, per consentire la crescita armonica della volta cranica e l’espansione del cervello, che nel bambino raddoppia nel corso del primo anno di vita.

L’armonia di crescita continua fin tanto che le forza interne riescono a vincere quelle esterne, se quelle esterne risultano essere più forti vi sarà un asimmetria di crescita dipendentemente da come le forza esterne agiscono e su quale aria esercitano la loro pressione.

Di fatto esistono diversi fattori di rischio che possono contribuire alla formazione della plagiocefalia, e si possono distinguere in tre grandi classi: materni, perinatali e post-natali.

Essi sono:

  • età della mamma over 35 anni

  • sesso maschile parti gemellari

  • presentazione podalica

  • posizione supina durante il sonno

  • allattamento artificiale

  • posizione preferenziale della testa.

Contemporaneamente alla raccomandazione di porre i neonati a dormire supini,è iniziato a diffondersi anche l’utilizzo di diversi sistemi di postura (seggiolini, ovetti, passeggini), strutture fondamentali per il trasporto in sicurezza del bambino in auto o durante le passeggiate.

La tendenza però poi è stata quella di utilizzare questi sistema di postura non solo per il trasposto, ma in generale nelle ore di veglia del lattante/neonato, portando così a una maggior sovrappressione della regione occipitale non solo quando il bambino dorme a pancia in su a letto, ma anche nei momenti in cui doveva essere stimolata maggiormente la posizione prona e la motilità attiva, cioè durante le ore di veglia.



L’incidenza della plagiocefalia posizionale prima della campagna “Back to Sleep” variava tra 1/300 nati vivi, dopo la raccomandazione del posizionamento da supino, si è arrivati ad un incidenza tra 1/68 .


Attualmente la valutazione della plagiocefalia viene fatta principalmente attraverso l’esame clinico, dove viene svolta un’osservazione del neonato, della madre e un’anamnesi dell’ambiente. Nell’osservazione del bambino sarà importante valutare la forma della testa, le asimmetrie del volto, la posizione dell’orecchio, e la postura della testa mantenuta dal neonato. Dopo la prima osservazione, se il pediatra nota la presenza di una alterazione cranica, sarà essenziale che venga fatta una diagnosi differenziale tra quella che è la plagiocefalia posizionale e la plagiocefalia sinestosica, visto che le tempistiche e i metodi di trattamento risultano essere molto diversi.


Va ricordato inoltre che la plagiocefalia posizionale ha una prognosi di miglioramento spontaneo entro i 2-3 anni di vita del bambino, ma vi può essere il permanere di asimmetrie se questa non viene trattata. Recentemente si è iniziato a studiare se i segni dati dalla problematica della plagiocefalia non siano solo legati a una problema di estetica come veniva affermato anni fa ma possano influenzare anche lo sviluppo posturale.















5. Possibili complicanze

Nella letteratura scientifica si sta diffondendo l'ipotesi che vi potrebbero essere delle sequele cliniche dalle Plagiocefalie non trattate.

Non vi sono studi basati su prove scientificamente valide ma tuttavia vi è un aumento dell’evidenza che la plagiocefalia, se vi è la presenza di asimmetrie facciali può essere associata ad asimmetrie più generalizzate della testa e al volto, della cassa toracica, della pelvi e dei piedi, scoliosi, problematiche riferite al funzionamento della mandibola (alterazioni occlusali ), disturbi visivi, problematiche della funzione uditiva, e problemi dello sviluppo cognitivo.


Si è visto infatti che molto spesso i bambini con Plagiocefalia posizionale presentano un lieve ritardo dello sviluppo psicomotorio e dello sviluppo cognitivo rispetto ai loro coetanei, risultando meno attivi e con possibilità di variabilità di tono.

Dalla ricerca scientifica emerge che la Plagiocefalia non risulti essere un fattore di rischio per lo sviluppo di ritardo nei neonati, piuttosto si è notata un’associazione tra alcuni ritardi dello sviluppo e la Plagiocefalia.


Possiamo avere nello Sviluppo Motorio

  • Ritardo nel raggiungimento delle tappe motorie miliari;

  • Ritardo nei movimenti che richiedono forza nella parte superiore del corpo (controllo del capo, rotolone, striscio, sedersi => Nessun ritardo nelle tappe che richiedono forza nella parte inferiore del corpo come camminare

  • Difficoltà nello sviluppo del linguaggio

  • Punteggi inferiori rispetto ai coetanei nel Bayley Scales of Infant => I bambini che hanno seguito il trattamento fisioterapico non presentano più il ritardo motorio ai controlli effettuati ai 18 mesi

  • Asimmetria della posizione degli occhi Astigmatismo bilaterale Strabismoie del volto Articolazione temporo - ipsilaterale è spinta anteriormente

  • La mandibola si può sviluppare in modo asimmetrico

  • Occlusione dentale anomala -> anomalie facciali possono dare problematiche nella masticazione

  • Problematiche infettive ricorrenti dell’orecchio medio => Non vi sono studi che analizzano la permanenza delle anomalie facciali nell’adolescenza.


6. Prevenzione e trattamento

La maggior parte delle forme di plagiocefalia posizionale possono essere prevenute o risolte da un approccio precoce e preventivo, dove vengono date semplici indicazioni ai neo genitori.

Le indicazioni prevedono dei consigli sul posizionamento del bambino durante le ore di veglia e durante le ore di sonno necessarie a garantire una variabilità di pressione anche a livello delle diverse regioni del cranio, così da non avere aree di sovrappressione che molto spesso risultano essere una concausa alla formazione e o al peggioramento della plagiocefalia posizionale.

Le informazioni di prevenzione devono essere date ai genitori prima o durante il periodo neonatale ( da 2 a 4 settimane di nascita), cioè quando la testa del bambino risulta essere maggiormente deformabile.

I genitori devono essere quindi informati sull’importanza di mettere i bambini a dormire in posizione supina per prevenire il rischio della morte in culla, ma al tempo stesso, è importante dare indicazione ai genitore sull’importanza di variare la posizione della testa durante le ore del sonno, dare maggiori indicazioni sull’utilizzo dei mezzi di trasposto e sulle possibilità di posizionamento durante le ore di veglia, dando maggior rilievo al “tummy time”, cioè sul proponimento della posizione prona fin da subito quando il neonato è sveglio.

Questa posizione è anche importante perché permettere al bambino di provare situazioni diverse, in cui può iniziare a favorire il controllo del capo e del collo: prima tappa motoria fondamentale e base per lo sviluppo e raggiungimento dei successivi traguardi motori.

La prevenzione, la diagnosi precoce e gli adeguati posizionamenti durante il sonno e le ore di veglia, sono le strategie da attuare per la prevenzione primaria.

I genitori saranno istruiti ad incoraggiare la posizione prona e sul fianco, quando è sveglio più volte al giorno, incoraggiare la posizione prona e sul fianco.

Evitare posizioni prolungate e ripetitive (attenzione ai sistemi di postura). Cambiare regolarmente la posizione della culla nella stanza e dei giocattoli. Alternare la posizione durante l’allattamento.







  • Trattamento conservativo Il trattamento iniziale della plagiocefalia posizionale viene fornito dagli operatori di salute primaria, normalmente i pediatri , i quali forniscono informazioni ai genitori. Questo trattamento risulta essere praticamente sovrapponibile alle indicazioni che dovrebbero essere date durante le misure preventive, così da permettere ai genitori di avere già acquisito una base di competenze per iniziare a gestire una corretta igiene posturale del neonato fin dall'arrivo a casa. All’interno di queste indicazioni è necessario sottolineare l’importanza del “riposizionamento attivo” del neonato e rassicurare i genitori riguarda alla prognosi della problematica, laddove non siano soddisfacenti i risultati sarà necessario una valutazione e/o per un eventuale trattamento fisioterapico specializzato in ambito pediatrico Tutti gli approcci disponibili condividono il comune obiettivo di diminuire la pressione sulla regione occipitale appiattita, e di favorire una posizione simmetrica del capo, per evitare l’insorgere di problematiche associate come il torcicollo miogeno. Dal momento dell’invio allo specialista vi sono diverse strade che si possono intraprendere per il trattamento: fisioterapico, ortesico, o chirurgico scelta molto raramente. Nel trattamento fisioterapico è necessario un coinvolgimento e una partecipazione attiva da parte dei genitori nel programma posturale, per garantire un buon risultato ed evitare l’insorgenza o il peggioramento della deformità data dalla posizione. Nei primi 4 mesi la plasticità delle ossa craniche è tale da permettere il rimodellamento della forma cranica ponendo attenzione a come la forza gravitazionale agisce. Per questo si ribadisce l’importanza del rilevamento tempestivo fatto dal pediatra, sfruttando il primo bilancio di salute, che avviene tra la 4° e l’8° settimana. L’eventuale presenza di asimmetrie del cranio e/o del volto e le eventuali preferenza di posizione del capo, vanno investigate e vanno trovate strategie per la loro diminuzione e/o risoluzione. Se intrapreso precocemente , il percorso fisioterapico è quello più veloce e che permette risultati ottimi, grazie alle attenzioni posturali quotidiane che i genitori metteranno in atto.


  • Trattamento ortopedico La scelta del trattamento ortopedico generalmente viene fatta nei casi di plagiocefalia moderata o grave, generalmente con diagnosi tardiva della plagiocefalia ( dopo il 6 mese ). In questo trattamento si utilizzano dei caschi di materiale semi rigido, che hanno la prerogativa di ridare alla testa una forma più regolare esercitando delle zone di sovrappressione dove la testa risulta essere “sporgente”. Molto spesso i genitori dei neonati trattati con i “caschetti” hanno riportato almeno un effetto negativo rispetto all’intervento. “Questi effetti negativi includono irritazione della pelle (96%), cattivo odore del casco (76%), dolore associato con uso del casco (33%), e la sensazione di impedimento nel coccolare il loro bambino (77%). Inoltre, perché il trattamento risulti essere efficace, il casco deve essere indossato tutti i giorni per almeno 23 ore, per cui bisogna essere sicuri che vi sia la completa collaborazione e partecipazione da parte dei genitori, visto anche il costo dell’ortesi. Altra cosa da tenere in considerazione è che attualmente non si è ancora stabilito quale sia il corretto momento di utilizzo di questa tipologia di trattamento. In Italia è utilizzato pochissimo. Dalla letteratura si conferma che non vi sono linee guida sulla diagnosi della plagiocefalia, ne è ancora chiaro quali siano le problematiche associate e di come queste possano evolvere nel tempo, anche se di per se la plagiocefalia risulta essere nella maggior parte dei casi a risoluzione spontanea vi può essere la permanenza di alcuni asimmetrie, nei bambini che non vengono trattati. Anche per quanto riguarda il trattamento non vi sono linee guida ufficiali da seguire. Si è visto inoltre che per permettere una miglior prognosi, la diagnosi ed il trattamento devono iniziare prima del 4°mese di vita, cioè quando le ossa del cranio risultano avere ancora un elevata plasticità. Da qui l’importanza della conoscenza da parte degli operatori sanitari e dei neo genitori, sulla problematica e dei suoi metodi di prevenzione e trattamento precoce, i quali giocano un ruolo fondamentale nell’approccio alla plagiocefalia. Da qui emerge l’importanza di approfondire il ruolo della prevenzione, in modo da valutare se avendo le conoscenze a disposizione si può andare a ridurre il numero di casi di plagiocefalia. In relazione alla prevenzione AIFI ( art. 8 PREVENZIONE e STILI di VITA) ha espresso il ruolo del fisioterapista nella PREVENZIONE: “Il Fisioterapista considera le attività di prevenzione quale strumento primario di intervento, a tutela della salute della persona nell’interesse dei singoli e della collettività; promuove pertanto, stili di vita particolarmente attenti a questa dimensione ricercando la responsabilizzazione delle persone attraverso l’educazione sanitaria delle medesime, in tutte le età della vita. Il Fisioterapista individua, anche in collaborazione con gli altri professionisti della salute, i contesti nei quali sia possibile attuare attività di promozione e di educazione alla salute.” A tal proposito è stato pensato la necessità della collaborazione tra più servizi a disposizione dei neo-genitori La prima collaborazione, quella con il consultorio, ha permesso l’organizzazione di incontri all’interno del percorso nascita, con lo scopo di dare ai genitori le informazioni di prevenzione e trattamento sulla plagiocefalia. È stato quindi il mezzo per poter promuovere ed educare la conoscenza dei neo-genitori sulla problematica, molto spesso non conosciuta e messa in secondo piano rispetto ad altre informazioni. La seconda collaborazione, con i pediatri di libera scelta , ha avuto il compito di valutare come all’interno del territorio venisse percepita la problematica della plagiocefalia, e per capire come questa problematica venisse affrontata da coloro che risultano essere, a detta anche della ricerca nella letteratura effettuata, lo step primario nella gestione della problematica.


Ma quale può essere il Ruolo del fisioterapista nel percorso nascita? Da quanto si evidenzia dall’analisi della ricerca nella letteratura scientifica, e tenendo conto dell’articolo 8 del codice deontologico dell’Associazione Italiana dei Fisioterapisti, è interessate vedere come la figura del fisioterapista possa introdursi all’interno del percorso nascita per dare informazioni generali su cosa consisteva la problematica ed indicazioni preventive e per il trattamento della plagiocefalia e sul confronto con i pediatri.


7. Consultorio familiare

Per come il percorso nascita risulta essere organizzato nel consultorio familiare, l'intervento specifico potrebbe essere inserito durante il percorso pre - parto, così da poter dare le nozioni entro le prime 4 settimane dalla nascita del neonato.

Durante lo svolgimento dell’ultimo incontro del percorso pre- parto vi era tendenzialmente la presenza di entrambi i neo genitori, visto che questo era centrato sull’arrivo del neonato. L'intervento è così proposto ad entrambi i neo genitori, in piccoli gruppi , supporto di una presentazione power point da esporre in totale 20\30 minuti.

Nella presentazione deve essere chiarito il concetto di plagiocefalia e come mai vi fosse un aumento della casistica nell’ultimo ventennio, sottolineando comunque l’importanza di seguire le indicazioni già esistenti sulla prevenzione della SIDS.

Spiegavo ai futuri genitori a cosa dovevano prestare attenzione (preferenze posizionali, forma della testa), e successivamente incentrare l’incontro sull’importanza di una corretta igiene posturale e le manovre che dovevano essere messe in atto per garantire una corretta cura posturale del bambino, facendo esempi pratici con l’utilizzo di un bambolotto, del cuscino nanna sicura, del cuscino d’allattamento e dell’utilizzo di telini per il mantenimento del corretto posizionamento una volta effettuato.

L’intervento continua spiegando come anche lo spazio dedicato al bambino deve modificarsi con il passare dei mese, se da prima quindi il luogo dove far sperimentare le nuove situazioni al bambino era più a contatto con il corpo del genitore per infondere sicurezza al neonato, successivamente sottolineare l’importanza di interagire con il bambino ponendolo ad esempio sui tappeti, per poi arrivare quando il neonato è più maturo a creare un setting di gioco in sicurezza dove il bambino possa sperimentare senza la presenza costante del genitore. L’intervento infine si conclude riprendendo gli argomenti più importanti , ponendo l’attenzione sulle cose che potevano essere messe in campo per avere una buona prevenzione del problema e su quali aspetti bisognava porre attenzione per tenere monitorata la situazione. Infine ai genitori verrà consegnato un opuscolo informativo ( progetto dell' ospedale Meyer ) e disponibilità ad incontro di gruppo gratuito da effettuare nei primi 3 mesi dopo la nascita per confrontarsi con la fisioterapista sulle posture e ulteriori accorgimenti .


Collaborazione con i pediatri del territorio

Per capire meglio la problematica della plagiocefalia, ed integrare le informazioni raccolte sia dalla bibliografia che dall’esperienza del personale del consultorio, è stato importante ricercare una collaborazione con i pediatri di libera scelta del territorio interessati al problema della prevenzione della plagiocefalia. Con loro il lavoro è stato di informazione sul progetto del consultorio e dell' importanza del rafforzamento ai neogenitori dei consigli posturali coì da avere la continuità delle informazioni e invio alla consulenza del fisioterapista laddove la plagiocefalia fosse più importante. Da progetti effettuati in altre regioni , è emerso che i genitori sono stati molto soddisfatti e interessati alle conoscenze e indicazioni fornite e nel 90% degli intervistati c'è stato interesse a fare incontri con il fisioterapista successivi alla nascita per confrontarsi in maniera continuativa. Nei consultori c'è stata una risposta positiva per la coo presenza della figura della fisioterapista insieme a pediatri , ostetriche e infermieri e hanno ritenuto importante il percorso nel periodo pre-parto ma anche post-partum. Per il 90% dei pediatri l' argomento della prevenzione dovrebbe essere fatto sul territorio , però hanno evidenziato che solo il 10% dei casi viene gestito dalle USL e spesso dopo 4 mese dalla nascita, quindi non più come prevenzione ma come trattamento della plagiocefalia e in alcuni casi con associazione di torcicollo posturale.


Criticità del progetto La prima criticità rilevante è la possibilità di collaborazione con i consultori familiari come figura sanitaria esterna Altra criticità può essere data dalla difficoltà delle neo-mamme a partecipare agli incontri post-partum Altra problematica può essere la disponibilità dei pediatri di libera scelta del territorio . Si evidenzia anche la scarsa conoscenza della problematica da parte dei genitori, cioè dei primi soggetti che entrano in rapporto con il bambino e ne seguono la crescita. Per questo ritengo che l’intervento a livello preventivo risulta essere fondamentale, per poter informare i genitori rispetto alla problematica e per dare gli strumenti che devono essere messi in atto. Si è potuto anche vedere che i semplici consigli di igiene posturale dati durante l’incontro sono stati per lo più utilizzati, anche a fronte di possibili difficoltà. Inoltre questo progetto ha permesso di vedere come, anche a livello di prevenzione, la figura del fisioterapista possa integrarsi con le figure già presenti, collaborando in maniera efficace per l’obiettivo comune. È stato interessante vedere come ogni figura possa portare le proprie conoscenze per poter dare all’utenza un servizio più completo, in linea con quelle che sono le linee guida a livello europeo. Il fatto di lavorare sulla prevenzione non è positivo solo per i diretti interessati al problema, ma anche in senso più largo per la comunità, visto che generalmente, anche da ciò che è emerso dai questionari, i pediatri intervengono dando consigli di igiene posturale, che poi se non vengono seguiti o nei casi in cui il problema si aggrava vengono inviati al servizio di neuropsichiatri infantile. Per poter garantire un buon uso delle risorse, come emerso da uno studio spagnolo, conviene puntare principalmente sulla prevenzione, in modo da informare e dare istruzioni prima dell’insorgenza del possibile problema, in modo che venga sensibilizzata l’attenzione sulla tematica, e in caso di comparsa i genitori avranno l’occhio attento da poter tenere sotto controllo la situazione, ricercando da subito il consiglio dal pediatra. E da trovare un substrato già presente quando verranno date le indicazioni da quest’ultimo. Per un possibile sviluppo di questo progetto vedrei una maggiore collaborazione con i pediatri di libera scelta del territorio e del supporto dell’utilizzo di un opuscolo informativo sulla problematica, così da poter sviluppare l’interesse verso questa e che vi sia la possibilità di mantenere delle linee guida per affrontare al problema. Inoltre proporrei di estendere a più di un consultorio la collaborazione per il progetto intrapreso nel percorso nascita, in modo da poter aumentare il bacino della popolazione delle mamme. Per rendere lo studio più completo, consiglierei di aggiornare i questionari nelle parti risultanti carenti.








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